#lovingNYC | Grazia

Sono al Valentino Pier, nel mio quartiere Red Hook. So che sono le 20.09 perché un ragazzo si è seduto su una panchina vicino a me e, mentre io sto guardano il New Jersey andare a fuoco dentro un tramonto straordinario, con la fiaccola di Miss Liberty che inizia a brillargli davanti e i grattacieli di Wall Street tutto a destra che riflettono le infinite sfumature aranciate di quel fuoco celestiale, mentre io sono lì che quasi quasi cerco un penny da gettare nella baia e attaccarci sopra un desiderio definitivo, questo mi chiede che cazzo di ore sono.

Certo, fosse stato bello o almeno promettente l'inizio della storia che oggi vi racconto avrebbe suonato diversamente, ma – non facciamo finta di non saperlo – quelli belli o almeno promettenti non chiedono che ore sono. Che ore sono, capite? Nessuno chiede più che ore sono per agganciare una ragazza. È il 2017, dai, non ce l'hai un telefono?

Sono le 20.09, in ogni caso, e oggi è stata una giornata difficile. Il jet-lag non mi passa, fuori è stato grigio per ore, devo fare tante cose di lavoro, sento della irritante indolenza pervadere il mio corpo. Il computer è acceso ma spento, perdo un sacco di tempo. A un certo punto, quando la giornata è quasi del tutto passata ma io invece no, penso: è colpa di Brooklyn, mi fa sentire troppo a casa.

Ed è vero: per molti di noi questo posto rappresenta la copia newyorchese più verosimile della propria vita, forse anche quella più desiderabile. Quartieri tranquilli e culturalmente vivi, c'è la caffetteria di tutti i giorni, la bottega di fiducia, alzi la mano per salutare qualcuno per strada, le macchine non suonano, ex fabbrica riqualificata, ex chiesa brandizzata, ex casa gentrificata, i turisti ma chi sono, i bambini invece tanti, gli alberi verdi e le case di arenaria, che armonia e che eleganza, i vicini sono amici, fuori tutti in bici, domenica brunch, il sabato svuotiamo la cantina e mettiamo tutto in vendita sul marciapiede che magari qualcuno porta pure la marmellata per merenda.

Non è sempre stato così, certo, ma oggi sì, oggi è così. È il 2017, lo dice il telefono.

Il ragazzo sul molo Valentino arriva da Israele, sta facendo un master estivo di non so cosa in un'università che non ho capito quale, è stupito perché New York non è niente di che ma piace a tutti. Siamo tutti in fissa con questa città, dice, mettendosi nell'angolo sinistro della foto che intanto sto cercando di scattare a quello che potrebbe diventare il tramonto più spettacolare della mia vita.

La gente qui è così orribile, aggiunge gridando un poco. Non si sposta dal mio orizzonte, allora faccio io. Orribile?! Replico indignata. Ma come fai a dire orribile?

E mi scorrono tutti davanti: i camerieri messicani del ristorante texano (sì, ok, su questo dovremmo fare un lungo discorso ma possiamo farlo un'altra volta?) dove ho pranzato, il signor Ferdinando della Sicilia da cui ho preso la cena, il ragazzo senza nome della bottega sotto casa che ormai mi riconosce e me lo fa notare, gli operai che smettono di alzare la polvere quando passano i pedoni, le tre signore anziane ai giardini, tutti quei matti che corrono e corrono e corrono, i vicini che davvero facevano una festa tutti insieme con la musica a tutto volume sul marciapiede, i bambini seduti a terra che arrivano un paio di gambe qualsiasi e si appendono.

So cosa vuol dire vivere in un posto che sembra bello e poi si rivela crudele. Nessuno degli abitanti di quel posto aveva la grazia di sorridere come invece avevano fatto in questa giornata indolente tutti quelli che avevo incontrato.

Dopo aver iniziato a lavorare senza mai iniziare davvero, più volte ero uscita e avevo sfidato questa Brooklyn. Le avevo detto: non voglio sentirmi a casa, voglio sentirmi bene. All'inizio avevano tutti, semplicemente, sorriso. Poi erano spariti ed ero rimasta io da sola con le strade. Io da sola con la città. Avanti avanti avanti, costeggio i moli, le gru, il capannone, vedo degli alberi, c'è un parco, un altro molo ma questo più lungo e più stretto, persone che ci camminano su, altre persone, vanno verso la fine del molo, ci vado anche io, il mare a sinistra, il mare a destra, guarda sempre lì a destra, trattieni il respiro, oh signore, è lei, Brooklyn ha vinto la sfida, è la vista più bella del mondo.

Vado a prendere una cosa da bere laggiù. Vuoi venire con me? No, ti ringrazio, sto ancora un po' qui e poi devo andare.

Sono le 23.10, sono a casa da due ore, ho finito di lavorare.

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