La McMusa è una voce italiana sulla cultura nordamericana: costume, personaggi, esplorazioni, curiosità e, soprattutto, letteratura. Soprattutto storie.

 

McM sono io: Marta Ciccolari Micaldi, giornalista, autrice e guida letteraria.

USA sono gli Stati Uniti: il fuoco della mia passione, il focus dei miei studi e della mia ricerca.

Musa è la scrittura, la parola, l’ispirazione. Racconto di altri racconti e ogni tanto ne scrivo di miei.

McMusa, tutto insieme, è un omaggio alla pop culture made in USA, al postmoderno e al decadentismo del sogno americano: tramontato più volte, c’è ancora qualcuno che lo insegue e ne è ispirato.

 

Porto l’America in Italia e gli italiani in America dal 2013.

The American character è fatto di due tensioni opposte, due tensioni che sono sempre in lotta fra loro: da un lato lo spirito della libertà, una corsa individuale e solitaria verso il futuro, la sete dell’andare, dello spingersi oltre, del superare le frontiere geografiche e quelle proprie; dall’altro il senso di comunità, il desiderio di trascorrere la propria vita con la famiglia, i vicini, il quartiere, la società, un desiderio profondamente communal di stare al mondo, basato sull’idea che le radici della tua felicità sono i tuoi rapporti.

La lotta tra queste due tensioni non finisce, non è risolta e non si risolverà probabilmente mai.

Lo racconta Bruce Springsteen all’inizio del suo film Western Stars. Lo racconta per parlare della sua America, di sé ma - ho scoperto - anche di me. È così, infatti, che io mi sento in my gut. Mi sento così da quando ero ragazzina, mi sento così ogni giorno mentre lavoro a casa mia pensando lontano, mi sento così all’aeroporto quando devo tornare in Italia, mi sento così dietro il volante su una qualsiasi strada americana, mi sento così in un abbraccio d’amore e a un pranzo di famiglia, mi sento così quando chiudo una porta di motel e sono finalmente da sola con le mie frontiere.

Io mi sento l’America perché, come lei, vivo di questa lotta.

E questo dà ragione di diverse cose: per prima, il mio carattere inquieto; poi, il perché ho deciso di fare questo lavoro, l’illusione di placare la tensione degli opposti offrendo al pubblico quello che la mia sete di libertà mi ha portato a scoprire da sola; infine, come mai ho iniziato ad ascoltare e amare Bruce Springsteen dopo i vent’anni e non prima. Certe compagnie le apprezzi di più quando si condividono i cazzi amari, a maggior ragione se sul terreno della vita c’è qualcuno che ha mangiato un po’ più strada di te. 

Keep on rockin’, allora. O - come direbbe lui - buon viaggio, pellegrino.

Chi sono?
Una cosa personale

©Elena Datrino