Chicago muove fumo | Nelson Algren


Chicago è la vera capitale degli Stati Uniti: lontana dalle coste turistiche, posizionata sulle rive del lago Michigan nel cuore dell’operoso Midwest, la Windy City accoglie da sempre flussi di migranti desiderosi di lavorare, disperati che al posto del lavoro prediligono il vizio, viziosi che si specializzano in criminalità organizzata, criminali che poi diventano eroi, eroi che costruiscono i grattacieli più alti del mondo e da quelle altitudini guardano in basso, guardano i bassifondi dei molti che, invece, non ce l’hanno fatta.

I pugili e i giocatori d’azzardo, gli immigrati, le prostitute, gli ubriachi e i locandieri, le coppie che all’amore sostituiscono la droga e invece dei figli danno alla luce sogni spezzati.

Sono questi i personaggi di Nelson Algren, il più grande cantore della Chicago fumosa e disarcionata, che al posto delle luci della ribalta ha quelle al neon, che all’industrioso progresso aggiunge il grigio della marginalità, che sulla sua romantica spietatezza ha costruito atmosfere leggendarie.

Nel corridoio color lastrico le porte stavano semiaperte su entrambi i lati, per quanto era lungo; ciascuna portava il proprio numero su una targhetta lucida e nuda, ciascuna stava aperta allo stesso modo sul corridoio illuminato a gas. Aperta quanto bastava per rivelare uomini e donne semivestiti che aspettavano la pioggia o si preparavano a fare l’amore o avevano già fatto l’amore e si preparavano a ubriacarsi; oppure, già mezzo ubriachi, discutevano quanto tempo dovesse passare prima che cominciasse a piovere, o a chi toccasse scendere di sotto a prendere il whisky, o se fosse il momento di fare l’amore un’altra volta, o se fosse meglio dimenticarsi dell’amore e aspettare semplicemente la pioggia.

Questa è una delle mie Figurine, la collezione di curiosità americane più o meno introvabili.

Livello di introvabilità di questa figurina: medio. Si compone di un molto alto e un molto basso.

Il molto alto è costituito dalla citazione narrativa tratta da una copia Mondadori da 250 lire di Le notti di Chicago, la traduzione italiana di The Neon Wilderness, il libro che Algren pubblicò nel 1947 e che raccoglie 24 storie di emarginati ambientate a Chicago. Oggi è molto difficile da reperire, a meno che non abbiate zii bibliofili o il dito più veloce di Amazon. Il molto basso, invece, è costituito dalla figurina stessa. La foto che contiene, infatti, è del fotogiornalista Art Shay e l’ho trovata grazie a una scoperta straordinaria, una scoperta che dovrebbe essere la vera protagonista di questo post: un sito di foto vintage di Chicago, in cui poter capire il senso, i colori, la grana di tutto quello che Nelson scriveva.


Crowd walking east on Madison from State, 1949, Chicago_Arthur Siege


Realizzazione grafica della figurina a cura di Thomas Guiducci.

Se volete saperne di più sulla narrativa di Nelson Algren, vi consiglio il primo articolo che ho scritto per il magazine di Rosso Antico dedicato al vintage contemporaneo: da questo mese, infatti, curo una rubrica dedicata agli oggetti nelle storie americane. Libri, città, vite, canzoni e leggende raccontati attraverso amuleti, macchine da scrivere, barche, cappelli, moto, strumenti musicali, giradischi, gioielli e insegne al neon.

PS: i Book Riders partono dopodomani proprio per Chicago. Seguiteci su Facebook (e poi qui ne scriverò delle belle, ma con calma).

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