Guida all'ascolto del podcast Renegades: Born in the Usa (Part 3)

L’ex presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama e la rockstar Bruce Springsteen si sono seduti davanti a un microfono nell’enorme studio-fienile di quest’ultimo nel Great State of New Jersey e hanno cercato di dare una risposta a un’altrettanto enorme domanda di partenza: cosa significa essere americano oggi?

Dopo aver ascoltato le risposte che hanno cercato di dare nelle prime cinque puntate (qui la Part 1 di questa guida dedicata alle puntate 1-2-3 e qui la Part 2 dedicata alle puntate 4-5), parlando soprattutto del problema razziale dell'America, delle loro infanzie, del rapporto con le proprie comunità di appartenenza e del concetto di sogno americano (declinato prima sulla strada e poi attraverso i soldi), nelle ultime tre puntate della serie Bruce e Barack si soffermano a riflettere sui modelli di uomo e sul concetto di mascolinità, affrontando anche i temi della paternità e del futuro del loro paese.


Sperando davvero che questa guida vi abbia aiutato nella comprensione dell'intenso percorso di Obama e Springsteen nella cultura e nell'identità americana, vi auguro per l'ultima volta buon ascolto!


6. Relationships with Our Fathers and Masculinity (trascrizione qui)


La letteratura americana è costellata di storie di "padri", la relazione difficile con le proprie figure paterne sembra essere una vera e propria colonna portante della narrativa statunitense. Ecco perché ero molto incuriosita da questa puntata, e in effetti non ne sono rimasta né delusa né sorpresa. Comincia Obama con una riflessione sul messaggio che l'America dà ai suoi ragazzi a proposito di cosa significa essere uomini: possedere case, donne e macchine, avere senz'altro più successo che sentimenti. Suo padre, continua l'ex presidente, non viveva a casa con lui: non era dunque un modello di quello che Barack avrebbe potuto fare da grande (né come mestiere né come percorso esistenziale o talento). Inoltre, non c'erano a quei tempi - e nemmeno in generale - dei modelli di black men, si torna quindi a quello che implicitamente ti impone la società: quando sei giovane, andare dietro alle ragazze ed essere un atleta di successo; quando sei adulto, portare quel successo sul piano dei soldi: fare soldi. Obama continua dicendo che non c'è mai stato un riconoscimento di quello che i loro padri erano per davvero: la loro rabbia, il loro risentimento non venivano riconosciuti. Non mostravano debolezze né emozioni, they handled their business.


Springsteen continua la conversazione offrendo un ritratto piuttosto impietoso di suo padre: un uomo che risolveva ogni cosa con una confezione da 6 di birre. Non era un modello a cui poteva o voleva sentirsi legato, lo faceva sentire in colpa di fianco alle donne. E una cosa del genere accadde anche a Obama, ma per altre ragioni: suo padre tornò in Kenya quando lui aveva dai 2 agli 8 anni e si fece un'altra famiglia. Chiese alla madre di raggiungerlo, ma lei rifiutò. Non si vide più con il figlio ma i due continuarono a scriversi: Barack gli disse che sarebbe andato a trovarlo ma poi il padre morì in seguito a un incidente.


Intorno al minuto 25', parlando della scarsa intimacy (intimità) che entrambi hanno avuto con i propri padri, Bruce racconta che l'ha in parte ritrovata scrivendo le sue storie, le sue canzoni. L'intera sua opera non fa altro che raccontare questo: il rapporto con il padre (almeno finché non arriva il suo amore Patty). All'età di 32 anni, continua Springsteen, si è ritrovato ad affrontare un un momento molto sofferto nel quale si è accorto di essere totalmente solo e che, per evitare di diventarlo sempre di più, avrebbe dovuto cambiare modelli. Perché alla fine finisci per avere a che fare con dei fantasmi e può essere pericoloso, dice Obama: i loro padri non erano state figure esattamente negative in vita ma questo poteva rendere le cose ancora più difficili. È come se dovessi dimostrare di essere meritevole della loro attenzione anche se loro non ci sono più. Bisogna cercare, allora, di trasformarli da fantasmi (che perseguitano) ad ancestors (antenati che ci camminano a fianco), chiude Springsteen.


7. Fatherhood (trascrizione qui)

La puntata si apre con Barack e Bruce che riconoscono, entrambi, di essere sposati con donne forti e indipendenti, che li hanno fatti mettere in discussione. Cosa che è accaduta anche con i figli: costruire una famiglia li ha obbligati a rischiare parti di sé. E ora si chiedono quale America lasceranno loro.


Obama racconta che Michelle vede in lui una open road, una strada che porta con sé i brividi delle possibilità. Lui ha sempre considerato le donne come equals, compagne, amiche: era stato così anche nella sua famiglia, una famiglia matriarcale. Intorno al minuto 10' l'ex presidente dice proprio che si aspetta di essere challenged (sfidato) dalle donne: loro gli permettono di pensare, di chiedersi chi sia e gli piace avere a fianco una donna che pretende.


Patti, invece, ha disegnato per Bruce un nuovo senso di mascolinità: quando la conobbe, racconta la rockstar, era spaventato perché aveva incontrato qualcuno che poteva cambiarlo. Ma alla fine si rese conto di aver bisogno di una donna che aveva (e ha ancora) un certo potere. Al minuto 16' Springsteen parla proprio di acknowledgement, una presa di coscienza di essere diventato un nuovo io, non diverso ma molto avanti nella proiezione di se stesso. Nella vita di oggi non desidera più, dice qualche minuto dopo, le cose che lo rendono instabile: gli avvelenano la vita. È anche vero che lui si è costruito una famiglia quando ormai la carriera era più che avviata.


Verso il minuto 25' Obama riconosce che Michelle ha dovuto cambiare la sua carriera a causa di quella del marito, ma è stato solo grazie a lei che lui è riuscito a passare indenne dal periodo della prima campagna elettorale: I felt miserable (stavo malissimo), dice, perché era sempre in giro per il paese e provava una fortissima nostalgia. Paradossalmente andò meglio da presidente: aveva istituito una rigida regola, alle 6.30 di sera cenava sempre con la famiglia. Ed è stata proprio la famiglia a permettergli di non diventare cinico e di restare con i piedi per terra durante gli anni della sua presidenza.


E se questa è la lezione che ha imparato Obama dalla sua esperienza di padre, anche Springsteen ne ha una simile da raccontare: spesso, quand'era più giovane, rimaneva alzato fino a tardi a lavorare e la mattina lasciava che fosse Patti a occuparsi dei ragazzi. Lei un giorno gli disse che poteva continuare con quella routine ma si sarebbe perso il meglio dei suoi figli: i bambini la mattina presto, quando si svegliano dai loro sogni, sono stupendi. No allora, disse Bruce, questo di certo non me lo voglio perdere. La musica resta dov'è per sempre, i figli no. I figli vanno!



8. Looking Towards American Renewal (trascrizione qui)


L'ultima puntata chiude questa splendida e lunga conversazione tra Obama e Springsteen sulle note degli ideali americani. Il primo, a cui entrambi aspirano, è quello di un'America più giusta e più compassionate, dove tutti si possono sentire a casa. Barack Obama racconta che questo genere di ideale, insieme agli altri che per lui definiscono la sua patria, sono stati i motori del suo lavoro come presidente. E anche la spinta per diventarlo. Non esiste un solo modo di essere Americano, dice: una delle gioie della sua presidenza, ricorda, fu proprio entrare in contatto con tutti i tipi di Americani. E notare che tra tutti c'era un legame (bond).


Intorno al minuto 9', i due si soffermano a parlare della canzone forse più famosa di Springsteen, Born ih the USA: è una canzone sulla sofferenza, la gloria, la vergogna dell'identità e di un luogo. Dopo averne raccontato la trama, Bruce riconosce che è diventata negli anni una canzone patriottica e, conclude, da un certo punto di vista è giusto: ti obbliga a tenere insieme simultaneamente tutte le contraddizioni dell'America. Non è un caso, tuttavia, che questa canzone sia molto amata in Europa, dove si trova gran parte della fan base di Bruce: noi europei siamo affascinati dalle storie americane!


E, intorno al minuto 14', Obama coglie questo stimolo e pronuncia alcune delle frasi più potenti del podcast: tutti sanno che l'America è l'unica nazione al mondo composta da persone che sono arrivate da altre parti. E, nonostante tutte le brutture, questo è un enorme potere. L'America è un esperimento che può funzionare? Se funziona, è la salvezza per tutti quanti! Tant'è vero che quando funziona brilla la luce, quando non funziona tutto il mondo entra in una zona oscura (dark).


Dopo qualche minuto il discorso si sposta su un tema molto attuale e complesso, quello della cultural appropriation, siamo intorno al minuto 24'. Obama dice che non crede nella possibilità di definire chi può fare cosa. Tutti "rubiamo" dagli altri. E infatti il problema non è fare arte prendendo dagli altri, il problema si pone se quegli altri non possono fare lo stesso, non possono guadagnare e avere lo stesso potere. In un attimo entrambi si ritrovano a fare esempi legati alla musica e ai musicisti che si influenzano gli uni con gli altri e arrivano a definire l'America intera.


Springsteen, poi, racconta la storia di Ruby Bridges, la prima ragazzina nera che frequentò una scuola per bianchi (e che ha da poco compiuto 60 anni): il suo eroismo, continua Bruce facendo riferimento alle immagini che la ritrassero sulle scale della sua scuola in Louisiana accompagnata dagli ufficiali e dalla folla che gridava la n-word, stette nel suo portamento, nella grazia che sprigionava. Dalla figura di Ruby, Obama passa a quella dei Padri Fondatori e successivamente a quella di Lincoln e alla sua domanda: saremo mai una nazione libera? Legge alcuni passi tratti dal secondo discorso inaugurale di Lincoln, mentre Springsteen lo accompagna con l'armonica e la chitarra. È un passaggio molto intenso, che verso il minuto 42' arriva al suo compimento quando Obama dice che quell'America è available to you, dove you è da intendere anche e soprattutto come la nuova generazione. Your children make you optimistic!


E la serie si chiude, com'era prevedibile, sulle note di Born in the USA, suonata da Bruce per l'occasione completamente live.