La realtà supera la finzione ma poi dove va? | Lindsay Lohan


Dal post di ieri siamo rimasti che James Franco scrive un racconto sulla sua notte di non sesso con Lindsay Lohan e, come sostiene anche People Magazine, con il suo approccio a metà tra fiction, realtà e gossip ci offre uno spaccato – oltre che su se stesso – su Hollywood, la gioventù e l’eccesso. Peccato che, se è vero che il sesso si fa in due, la stessa cosa vale anche per il non sesso e, meno di 24 ore dopo la pubblicazione del suo racconto Bungalow 89 su “Vice USA”, Lindsay Lohan decide di dire la sua.


Lindsay Lohan ovvero LiLo, una delle personalità di Hollywood maggiormente disfatte dal demone del successo, una ragazza nata nel 1986 e già dal 2007 in caduta libera verso il disfacimento: alcol, cocaina, vari arresti, vari soggiorni in rehab, libertà vigilata, abbrutimento fisico, botulino precoce, sfascio di camere d’albergo, una lista di partner di letto che ci stupisce non tanto per i suoi soggetti quanto perché è il biglietto di sola andata verso un regno completamente privato di pudore, ospitate in vari talk-show più o meno crudeli, fallimento. Eppure LiLo qualcosa di buono l’ha fatto: quella sera di tanti anni fa, la famosa sera allo Chateau Marmont, mentre James Franco le leggeva Salinger e passeggiava per la stanza raccontando a se stesso della vicinanza spiritual-intellettuale con Gus Van Sant, quasi una relazione di parentela elettiva, degna di una storia d’amore, un rapporto padre-figlio, un’installazione artistica, un foto-documentario – ecco, mentre Jim è impegnato in tutto questo e, in più, a rivedere il titolo di un racconto salingeriano sulla base dei suoi riferimenti fallici,

io mi sento così stanca. Ma da qualche parte viene su una piccola voce e mi dice che esiste in realtà un modo davvero geniale per far passare la prossima ora della mia vita senza dover rifare tutta la strada verso la mia stanza. E gli dico, tipo: “Se faccio sesso con te, la smetti di raccontarmi tutti i tuoi pensieri?” Sono una signora, quindi non intendo raccontare cosa è successo dopo. Però, penso, è una palla la storia che il mondo è sempre lì ad aspettare che io fallisca. Voglio dire, James Franco è mai venuto fuori con una serie di fotografie che “documentano” la sua “relazione” e “parentela” con Gus Van Zandt? No. Non l’ha fatto. E questo grazie a me. Quindi, per favore, lasciatemi in pace. Ho fatto a tutti voi un enorme piacere.

Questa è una delle mie Figurine, la collezione di curiosità americane più o meno introvabili. 

Livello di introvabilità di questa figurina: medio.


È stata tratta (e liberamente tradotta) da un articolo del “Time” firmato Sarah Miller. Ebbene sì, non Lindsay Lohan ma Sarah Miller, scrittrice americana che si è calata nella mente delicata di LiLo e ne ha fatto parodia, riuscendo – al tempo stesso – a smontare la già montata figura di James Franco e, soprattutto, a dare un prezioso contributo alla nostra riflessione sul rapporto gossip-realtà-finzione iniziato ieri: il “Time” è un giornale importante – che risponde con un suo articolo ad un altro giornale molto letto, “Vice” – usando una celebrity come protagonista e autrice – mentre in realtà è un’altra scrittrice ad architettare tutto il piano – e a fare della realtà basata sul gossip materia di finzione.


Avanti tutta, allora, con il pop che incontra l’ermeneutica e la manipola a più non posso.


Realizzazione grafica della figurina a cura di Thomas Guiducci.

Normalmente le Figurine della McMusa escono il venerdì. Quest’oggi, tuttavia, si è fatta una doverosa eccezione in onore di Hollywood.