Pacific Northwest #2 – Chuck Palahniuk

Si entra oggi nel vivo delle Lezioni Americane, la rubrica in cui si raccontano le tappe del mio viaggio/corso di Letteratura Americana e insieme si scopre come, perché e soprattutto con chi andare per le sue strade. Tenendo sempre bene a mente una cosa: il corso è un esperimento narrativo a motore acceso, dove si guarda alla strada come luogo ideale per incontrare scrittori, musicisti, registi, politici, artisti ed editori, dar loro la parola e farci raccontare il paese in cui vivono, lo stato – in particolare – attraverso il quale passa il loro cammino.

In questi mesi giriamo il PACIFIC NORTHWEST e la seconda tappa del viaggio ci porta a Portland, nel cuore dell’Oregon, e si intitola come il libro di uno dei suoi abitanti più famosi, Chuck Palahniuk:

PORTLAND SOUVENIR. GENTE, LUOGHI E STRANEZZE DEL PACIFIC NORTHWEST


Ora, che cosa voglia dire quel vero piazzato lì con l’accento di sopra io non tanto riesco a capirlo. Sembra, infatti, che se il successo di un autore lo fa il pubblico automaticamente questo autore non vale nulla. Non sono d’accordo, in generale. Tanto meno su Palahniuk. Scrittore asciutto, critico e mimetico, lui per i suoi libri sceglie sempre la violenza, la violenza che usa il corpo come mezzo e luogo dell’esperienza, la violenza riservata a personaggi che stanno ai margini della società perché di questa non condividono le convenzioni, le norme, soprattutto le aspettative. Lo abbiamo visto tutti in Fight Club, altri lo hanno letto in Soffocare, qualcuno lo ha sperimentato dal vivo svenendo durante il leggendario booktour americano di Guts. Se la sua narrativa appartiene a quel filone chiamato Transgressive Fiction in cui rientrano anche Irvine Welsh di Trainspotting, Bret Easton Ellis di American Psycho e Douglas Coupland di Generazione X, questa trasgressione è sì violenta ma ha anche e sempre un aspetto tragico e umano insieme: mira, inquieta e controversa, alla pace interiore, alla ricerca dell’identità, alla libertà. Relativa, chiaramente. L’universale, per questi scrittori, non credo sia messo coscientemente sul tavolo di lavoro.


Se fosse solo questo, francamente il libro sarebbe un po’ noioso.

Ma invece ci sono le cartoline, quei miniracconti di vita che fanno di Palahniuk uno scrittore dalla parola essenziale, dai finali secchi e definitivi, dalle esperienze senza confini di regole e relazioni, il perfetto interprete di una città completamente fuori dagli schemi: povera, ricettacolo di artisti che possono vivere con poco, alternativa, il posto dove ognuno ha almeno tre vite. “La crema dei disadattati”. Una città che “compensa le sue ridotte dimensioni facendo casino e dando fastidio”.

Un esempio su tutti: il Santacon, ovvero l’invasione di Babbi Natale organizzata dalla Cacophony Society – quell’aggregazione di spiriti liberi che ha ispirato Fight Club – di cui anche Palahniuk fa parte e che rese famosa Portland nel cuore degli anni Novanta.


Portlandia, la statua. Grande come un terzo della Statua della Libertà. Solo che sta sopra un palazzo.


Oggi il Santacon si fa ancora (e Palahniuk continua a mantenere Portland strana, come racconta in questa intervista) ma le tendenze della città sono cambiate e così i suoi interpreti: nessuno meglio di Fred Armisen e Carrie Brownstein può infatti raccontare cosa sia oggi Portland. In onore della statua più grande della città, il suo simbolo, Portlandia, i due hanno inventato un’omonima, irriverente e geniale sit-com. Di cui vi invito a guardare almeno un piccolo estratto, quello in cui lui convince lei a trasferirsi a Portland perché… “Ti ricordi gli anni Novanta?”



Mi sono trasferito a Portland perché è buia e umida, e perché tutti i miei amici del liceo sono andati a vivere a Seattle. Perché volevo conoscere gente nuova. Ascoltare nuove storie. E adesso è diventato il mio lavoro, montare e rimontare le storie che sento fino a poterle definire mie. Il mio desiderio è stato esaudito. Quello per cui sacrificai le tonsille. C.P.

——

Nella terza tappa del viaggio si cambia guida e si cambiano orizzonti. Sarà l’amatissimo Raymond Carver a farci conoscere il suo Pacific Northwest – molto più boscoso, dimesso e periferico di quello di Palahniuk – attraverso una selezione di racconti, il bellissimo libro Carver Country (di cui ho già detto qualcosina qui) e alcune scene del famoso film America oggi di Robert Altman.

Ci sono viaggi che si fanno da soli, e poi ci sono tutti gli altri.

—–

Cenni sulle precedenti lezioni si trovano qui.

#chuckpalahniuk #portland #ontheroad #letteraturaamericana #portlandia #keepportlandweird