Pacific Northwest #4 – Richard Brautigan

Continuano le Lezioni Americane, la rubrica in cui si raccontano le tappe del mio viaggio/corso di Letteratura Americana e insieme si scopre come, perché e soprattutto con chi andare per le sue strade. Tenendo sempre bene a mente una cosa: il corso è un esperimento narrativo a motore acceso, dove si guarda alla strada come luogo ideale per incontrare scrittori, musicisti, registi, politici, artisti ed editori, dar loro la parola e farci raccontare il paese in cui vivono, lo stato – in particolare – attraverso il quale passa il loro cammino.

In questi mesi giriamo il PACIFIC NORTHWEST e la quarta tappa del viaggio ci porta nei paesaggi boscosi e lacustri dello stato dell’Oregon, uno spazio tanto naturale quanto mitico dove trascorse la giovinezza uno degli scrittori più dolci e sensibili d’America, Richard Brautigan. Questa tappa all’inizio l’ho chiamata così:

BOSCHI, INGENUITÀ E FOLLIE

ma poi, durante la lezione e nei giorni successivi, io e miei compagni di viaggio l’abbiamo ricordata solo più così:

NIENTE SENSO, MOLTA BELLEZZA


  1. intensità mite;

  2. convalescente economia di parole;

  3. urlare sottovoce ma con una dolcezza infinita:

  4. è un libro postumo come la pelle dei vecchi;

  5. frasi brevi, si va a capo ogni 5 righe, solo 100 pagine > si vede la penna stanca;

  6. ogni periodo è come uno scalino dopo un’operazione al femore;

  7. è tutta una questione di morti;

  8. c’è il ragazzino e tutto il resto sa di sconfitta, povertà e morte;

  9. lui vede l’incanto della bellezza > niente senso, molta bellezza;

  10. è un libro che fa ridere dentro;

  11. una leggerezza magnifica e una tristezza che non è triste mai.

Ma chi è, viene da chiedersi, questo scrittore capace di gesti creativi tanto preziosi? Tanto dolci?


Richard Brautigan fu uno scrittore a suo tempo – tra gli anni Sessanta e Settanta – famoso come una star e maledetto come un eroe. Scrisse tanto: 10 libri di poesia, 11 di prosa e altri dal genere indefinito. La sua opera più famosa, quella che lo consegnò alla fama mondiale, fu Pesca alla trota in America, un libro di frammenti e miti che gli valse il titolo di precursore della controcultura ed esponente della Beat Generation (anche se di fatto Brautigan non appartenne ufficialmente a nessuno dei due). La sua gloria letteraria durò circa dieci anni, poi fu dimenticato. Fu ignorato e gettato via da famiglia, pubblico e colleghi. Non sopportando più la propria solitudine, un autunno di metà anni Ottanta, in un luogo così perfetto quanto crudele di nome Bolinas, in California, da solo nella sua casa sul Pacifico, si sparò. Era talmente solo che si dice che il suo cadavere fu ritrovato addirittura un mese dopo.



Illustrazione di Manuel Fior (http://www.manuelefior.com/).


Niente senso, molta bellezza. Brautigan descrive e ci porta con sé in un paesaggio della fanciullezza che riecheggia la periferia di Carver ma che, al contrario della precisione di quest’ultimo, mette in gioco la surrealtà di un salotto in riva al lago, ovvero uno spazio in cui tutto sembra essere delicato ma fuori contesto, incantevole ma effimero, proprio come la cantilena che si ripete ogni due o tre pagine dentro il romanzo: “Prima che il vento si porti via tutto. Polvere… d’America… polvere.”

Non c’è nessun collante a tenere unite le cose se non il bisogno di vivere e la necessità di morire. Oggetti ed esseri umani in questo breve romanzo se ne stanno lì, bizzarri e indifesi come granelli di polvere, del tutto scollegati dal loro contesto, pronti a essere spazzati via dal vento, uniti soltanto dallo sguardo e dal fucile di un adolescente.

Così scrive la redazione di ISBN, l’editore italiano di Brautigan

Se Ferlinghetti diceva che nessun editore poteva più star dietro a Brautigan perché come scrittore non cresceva e non maturava  mai, della sua poetica naïf altri scrittori, poeti e lettori sono diventati grandi amanti ed esperti. Due su tutti: John F. Barber, il curatore del sito ufficiale di Brautigan nonché la più imponente opera bio-bibliografica digitale che io abbia mai visto online, e Malesangue, scrittore italiano che ha fatto di Pesca alla trota in America – il mito – una vitale ricerca personale e che qui racconta, secondo “bislacche” associazioni di idee e moti d’affetto, come e perché.

Non secondo senso – ovviamente – ma secondo bellezza.


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Nella quinta tappa del viaggio dalla presunta schizofrenia di Richard Brautigan si passa alla conclamata psichedelia delle storie e dei paesaggi di Tom Robbins, giungendo così sempre più vicini a Seattle, la città americana dall’anima tormentata e la superficie verde smeraldo.

Ci sono viaggi che si fanno da soli, e poi ci sono tutti gli altri.

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Cenni sulle precedenti lezioni si trovano qui.

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