True Detective Tour | Avventure sui luoghi delle riprese

Quando uno è fan, è fan. C’è ben poco da spiegare.

True Detective è stato il motivo – allo stesso tempo più e meno letterario – che, mesi fa, ha provocato uno spontaneo quanto esaltato acquisto di un volo per la Louisiana e, diciamola tutta, anche l’idea di fare un corso di letteratura su questo (straordinario, l’ho scoperto bene dopo) stato americano. Immaginando di scendere giù per una scala che chiamiamo serietà o spirito di ricerca o estrema professionalità – dal grado maggiore al grado minore, chiaramente – ero determinata a trovare risposta alle seguenti domande:

  1. che rapporto c’è tra realtà e finzione in una serie tv?

  2. sulla base di quali criteri geografici e paesaggistici si sceglie una location?

  3. la Louisiana è davvero così tetra, misteriosa, occulta come appare dalla storia di Nic Pizzolatto?

  4. che effetto potrà farmi condividere lo stesso spazio con Matthew McConaughey?

Inutile dirvi che la ricerca di queste risposte è stata la cosa più allucinante ed emozionante che mi è capitato di fare negli ultimi tempi: pronte a tutto, io e la mia assistente Valeria (come vedete dalle foto, mai stata così indispensabile) abbiamo infranto la legge più volte, consumato infiniti giga di GPS, non ci siamo mai arrese, ci siamo spinte dove nessuno prima di noi si era spinto, ci siamo fatte guidare dall’invincibile istinto del fanatico, abbiamo perso ore di sonno e di fame, ci siamo divertite tantissimo.

E alla fine le abbiamo trovate: abbiamo trovato tanto le risposte quanto le location.

Sparse nel raggio di pochi chilometri intorno a New Orleans – alcune anche in centro città, la maggior parte in mezzo alle paludi – le location di True Detective sono un esempio di quanto sarebbe bellissimo lavorare per la HBO: intere squadre a girare in lungo e in largo per le proprietà private, i siti dei lavori in corso, le ferrovie, gli anfratti tra gli alberi, i quartieri, i raccordi delle Interstate, gli stagni di scolo delle raffinerie, i night club. A studiare i colori, le luci, i tagli degli edifici, le prospettive. A immaginare una storia là dove ci sono solo frammenti di spazio; a unire i frammenti di spazio in un’unica storia che ancora non esiste da nessun’altra parte se non nella loro testa.

La Louisiana è fatta di acqua nascosta tra gli alberi, di foreste che proteggono paludi, di rami a cui si aggrappano vapori. La Louisiana è fatta di raffinerie enormi che paiono boschi di fumo e acciaio. Ogni tanto qui invece delle colonne ci sono le palle giganti, quelle bianche della sigla. Ovunque. La Louisiana è fatta di lunghe roulotte apparentemente abbandonate qua e là tra i boschi, di cartelloni sui lati delle strade che offrono o implorano aiuto, di quartieri squadrati e sgangherati in cui lo sai che gli abitanti – quasi tutti neri – non se la passano affatto bene. Il finale della terza puntata o quello della quarta avrebbero potuto essere stati girati fuori dal finestrino della nostra macchina: Reginald Ledoux era ovunque, qualsiasi di quelle case poteva essere stata il set di “Thirty seconds in’n out, thirty seconds in’n out”, il disagio impregnava l’aria tanto quanto l’umidità.

Non tutti i posti erano rintracciabili, né tutti indispensabili. Abbiamo scelto quelli per noi più importanti. Uno di loro ha scelto noi, il terzo: l’abbiamo beccato solo perché abbiamo sbagliato strada. In un altro non avevamo la forza di fare la foto perché erano le 4 di pomeriggio e non avevamo ancora mangiato, ma è stato proprio un peccato perché Valeria era seduta sull’impronta del sedere di Woody. Eravamo al Dot’s Diner sulla Jefferson Hwy, una strada che se la percorri per intero come abbiamo fatto noi vedi la Louisiana in tutte le sue forme.

1. L’albero della morte.


True Murder Tree


Il famoso albero è situato in una piantagione privata dalle proporzioni enormi: sono state queste a darci la forza di rischiare di essere sparate (sapete cosa vuol dire, vero, infrangere la proprietà privata in America?) e di percorrere – a piedi, tesissime – un miglio di strada sterrata fino a lui. Lui, che lo riconoscevamo da lontano e se ne stava ancora lì con attaccato qualche rimasuglio delle riprese, senza grano perché è inverno, da solo con la sua misteriosa bellezza.

Coordinate: (29.9714000, -90.7693650).



2. La chiesa abbandonata.


True Abandoned Church


Uno dei pochi edifici fake costruiti apposta per la serie tv, la chiesa in realtà non esiste. Esistono, però, esattamente di fianco a dove sono posizionata io nell’immagine, i cumuli dei suoi resti. Arrivare qui è stato bellissimo: si costeggia lentamente una ferrovia rialzata, la strada è fangosa e instabile, passano solo enormi camion che vanno verso la fabbrica laggiù e ogni tanto si sente la presenza degli alligatori. Soprattutto quando su quella stradina dove non passa un umano dalle riprese del 2013 si intravedono solo scheletri di pesce gatto sbranati ed enormi proiettili di fucili.

Coordinate: (30.019101, -90.438657).



3. La vista della raffineria.


True View of the Refinery


Avevamo anche noi la nostra macchina parcheggiata così e ci siamo fermate non per fare pipì (l’arresto ancora non lo contemplavamo) ma per fare foto e capire, da quella visuale così alta, dove eravamo. Cercavamo il sito della chiesa abbandonata, a sinistra, oltre quella ferrovia che vedete lì. Cercavamo, in realtà, di fare esattamente il percorso di Marty e Rust nel telefilm. Solo ore dopo, in un attimo di immensa lucidità, ho ricordato che quella specie di pianoro dove eravamo finite per caso era stato uno dei primi balconi sporti sull’inquietudine dell’intera serie.

Coordinate: sconosciute, ma basta andare un po’ oltre la strada presa per arrivare alla chiesa abbandonata.



4. La scuola di Tuttle. 


True Tuttle’s School


Un liceo abbandonato nella periferia di New Orleans, con le finestre murate e una targa storica sopra: questo sito farebbe paura anche senza True Detective e un tagliaerba pervertito che ci gira intorno.

Coordinate: 1599 Reverend Richard Wilson Dr. Kenner, LA 70062.



5. La casa di Tuttle.


True Tuttle’s House


La HBO ha deciso di inserire una delle più ripugnanti creature della serie nel bel mezzo del quartiere più bianco, ricco e fighetto di New Orleans.

Coordinate: 4717 St Charles Ave. New Orleans, LA 70115.


6. Il bar dove si incontrano Rust e Marie.


True Tastee Doughnuts


Non so se la mia espressione basta a dare l’idea di come stavo in quel momento: posso solo aggiungere che qui ho risposto perfettamente alla domanda numero 4 di prima. A causa della deficienza della cameriera in materia di foto, purtroppo io e Valeria non abbiamo avuto la gloriosa possibilità di comparire insieme sedute a questo tavolo.

Coordinate: 7271 Jefferson Hwy. Harahan, LA 70123.

7. Carcosa.


True Carcosa


Il massimo del massimo. L’apice dell’avventura, il finale per eccellenza, l’esaltazione totale. Fort Macomb, il fortino storico dove è stata ambientata Carcosa, è chiuso al pubblico. In rovina e in mano allo Stato (il famoso Stato americano..), è diventato – come raccontavo nel post precedente – il rifugio di alcuni adolescenti del posto che, tra natura selvaggia, isolamento e voglia di distinguersi, non sanno bene che farsene dei loro pomeriggi e vengono a trascorrerli qui. Io e Valeria li abbiamo magicamente incontrati, loro ci hanno magicamente aiutati a scavalcare mura altrimenti troppo alte, il male si è trasformato magicamente in bene e nel giro di mezz’ora siamo entrate. Siamo entrate a Carcosa. Ci siamo fatte pungere dalle zanzare, graffiare dalle erbacce, prendere in giro dai teenager weirdo. Ci siamo mosse avanti e indietro per ogni stanza, attraverso ogni finestra, a zig zag per il centro, su e giù per ogni scala. Abbiamo scaricato un’adrenalina che neanche sapevamo di avere. Abbiamo goduto come matte.

Io ancora non mi sono ripresa, né mai – credo – vorrò farlo.

Coordinate: US-90 E, 14 miglia dopo l’incrocio con la  I-10 E.



Essere fanatici non va bene. Infrangere la legge non va bene, tanto meno in America. Mentre mi viene da dire di non fare mai quello che abbiamo fatto noi, la parte più vitale di me – quella che sorriderà sempre un casino al ricordo di tutte queste avventure – reclama che di sole regole non si vive, e neanche di sola ragione. Non so quale sia il vostro pallino da fanatici, ma se ne avete uno calcolate i rischi e poi datevi da fare: lo scarto tra il sogno e la realtà siete solo voi.

Time is a flat circle. And so is space.

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