I libri e gli articoli americani di ottobre 2019

Non dovrebbe mai essere troppo tardi per le cose che contano, quindi eccomi qui a riassumere il meglio di un ottobre che è già parecchio lontano. Sono stata in tour con i Book Riders tutto il mese: questo spiega il ritardo della rassegna così come l’esiguo numero di libri letti. Gli articoli sono invece più numerosi e variegati: quella manciata di minuti usati in viaggio per leggerne uno ogni tanto è un tesoro che apprezzo e valorizzo moltissimo. Sono intervalli in cui posso al contempo isolarmi dal mio frenetico presente e immergermi in quello di qualcun altro. Poi, leggere dell’America in America mi fa veramente godere.

Spero godiate un po’ anche voi, ovunque siate. Buona lettura!

  1. Notti in bianco 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸| Il romanzo di Annie DeWitt racconta una cosa difficile: l’innocenza sul limitare del peccato. Lo fa scegliendo il punto di vista di una ragazzina di nome Jean, l’America rurale e gli anni Novanta (l’ultima epoca di innocenza collettiva, prima dell’arrivo di Internet). A me è piaciuta l’ovattata sensazione finale, che ho cercato di restituire nell’ultima puntata del podcast Black Coffee Sounds Good (qui).

  2. Bruce Springsteen & Atlantic City 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸| Un viaggio di scoperta del New Jersey attraverso le canzoni e la vita del suo figlio più famoso. La scrittura è un po’ confusa ma alla fine quello che si scopre è che il Jersey non è così lontano dalla terra che abitiamo tutti noi. Ne ho parlato anche nella puntata dei #McLibri di ottobre su Instagram.

  1. A proposito di Annie DeWitt: qui c’è l’intervista che le ha fatto la rivista The Rumpus qualche tempo fa. L’ho apprezzata molto non solo per la discussione intorno al romanzo ma soprattutto per la sostanza e la qualità delle domande, una cosa a cui io bado molto (sento di avere molto da imparare nella conduzione delle interviste): sono confidenziali ma puntuali, non hanno paura di andare fuori tema ma non pretendono che la scrittrice possa o debba per forza rispondere a questioni che non le competono, mettono in luce importanti scene del romanzo senza arrogarsi alcun diritto di giudicarle.

  2. Non so se Cormac McCarthy l’avrebbe apprezzata tanto quanto me: ha recentemente stilato un decalogo di buona scrittura rivolto principalmente alla trattazione scientifica (l’unica in cui ripone ancora molta fiducia, dice) che, a mio parere, potrebbe benissimo essere usato per la narrativa e per qualsiasi altra forma di scrittura. Del resto, il decalogo rispecchia molto i principi che regolano la sua stessa penna… e la sua penna non è forse la più bella dell’universo?

  3. Restando in tema di grandi penne e grandi scritture, qualche settimana fa è uscito in Italia White, l’ultimo libro di Bret Easton Ellis (negli States era uscito in primavera), e si è scatenato l’inferno. Ho letto articoli ridicoli e giudizi fuori misura, mi sembra che qualcosa sia sfuggito di mano alla critica italiana in questa circostanza. Uno dei pochi articoli misurati e utili credo sia questo. (Presto arriverà anche il mio, ma sulla sua utilità o meno deciderete voi!)

  4. Restiamo a Los Angeles, la città di Ellis, per scoprirla con gli occhi di un’altra incredibile penna, quella di Eve Babitz, una scrittrice leggendaria di cui io – ammetto – ho letto pochissimo. Dopo aver posato gli occhi su questo articolo, però, credo di non poterle più stare lontana.

  5. Ad ottobre gli Stati Uniti hanno festeggiato il Columbus Day, una festa nazionale in cui si celebrano Cristoforo Colombo e la comunità italoamericana (che, occhio, non è quella italiana né quella americana bensì il risultato della fusione delle due), una ricorrenza che dà adito a diverse proteste (Colombo è stato il primo a sterminare i nativi americani) e ad altrettante dimenticanze. Pochi, infatti, ricordano il motivo per cui è stata istituita questa ricorrenza e riescono a contestualizzarlo in un presente che ha certamente bisogno di meno razzismo e più inclusione. Per tutti.

  6. Ecco, forse in questo caso essere obiettivi risulta ancora meno facile. Eppure il California Sunday Magazine, uno dei giornali più interessanti dell’editoria americana, gli dedica un lungo e avvincente servizio: il protagonista è David Matheson, leader delle terapie di conversione degli omosessuali per lungo tempo, lui stesso gay.

  7. In tema di terapia, credo che questa sarebbe una di quelle a cui mi sottoporrei con più gioia! Anzi, non escludo di averne già fatta un po’ nel mio ranch del cuore in Texas, in sella al mio amato Cash.

  8. Proprio in terra texana si chiude la rassegna di oggi: recentemente è uscito in Italia un libro che dà ragione di quel fuoco di interesse e fascino che io sento ardere nei confronti di questo stato e che – ormai posso fare una stima certa – contagia TUTTE le persone che vengono a visitarlo con me. Il Post ne contiene un estratto in questo articolo dal titolo: Il futuro dell’America è il Texas. Poi non dite che vi avevamo avvisato 🙂

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