Una famiglia di sabbia


Lo scorso 24 marzo è uscito un graphic novel capace di riempire il tempo e i silenzi. Si intitola Ombelico infinito, è stato scritto e disegnato da Dash Shaw, tradotto da Francesco Pacifico e pubblicato in Italia da Coconino Press. Racconta un momento molto particolare della vita di una famiglia americana piuttosto normale, la famiglia Loony: i genitori divorziano. Due settantenni che sono stati insieme per la maggior parte della propria vita adesso non si amano più. Riuniti nella casa sull’oceano, a ricevere la notizia ci sono: il figlio maggiore Dennis con la moglie e il piccolo di due anni; la figlia Claire, single con a sua volta una figlia adolescente di nome Jill; e infine Peter, quello strano della famiglia, introverso, impacciato, raffigurato deliziosamente dall’autore come un uomo con la testa da ranocchio.


Dopo qualche scena introduttiva in cui li conosciamo anni addietro, quando i figli erano piccoli e i genitori erano genitori-e-non-due-anziani, varchiamo con loro la porta di quella casa sull’oceano dove in sei giorni - e più di 700 adorabili pagine divise in 3 parti tra cui l’autore ci consiglia esplicitamente di fare delle pause - si dispiegheranno tensioni, tenerezze, scoperte, incontri, esasperazioni, attese e consuetudini sia individuali che di coppia che, ovviamente, di famiglia. Il tutto disegnato e raffigurato come un racconto sulla sabbia: i colori infatti sono sempre tre, bianco, nero e oro; tutti e tre sembrano ambrati o “sabbiati” e ad aprire la narrazione ci sono diverse pagine dedicate proprio alla sabbia. Quella indurita, quella che ci resta sulla schiena nuda, quella che si versa via da una scarpa, quella che diventa scura se ci fai sopra la pipì, quella morbidissima e altre ancora: cosa ci racconta tutta questa sabbia? E perché è quasi la prima cosa che leggiamo quando apriamo questo graphic novel?


Siccome la storia si svolgerà nella casa sull’oceano, forse l’autore vuole farci provare alcune delle sensazioni tattili che proveranno i protagonisti… quelle sensazioni che spesso non trovano molto spazio in una trama già molto complessa ma, a ben vedere, risultano poi essere le più caratteristiche una volta finito il libro. Con la sua consistenza fina, leggera e i colori cangianti, non è forse la sabbia un elemento a cui ogni persona reagisce in modo diverso? O, ancora, la sabbia non potrebbe rappresentare un livello di mezzo tra l’immobilità della terra e i movimenti che ogni personaggio ci imprime sopra? Lascio a voi la risposta: quello che è certo è che quelle vignette ci porteranno direttamente sulla soglia di casa Loony e che ogni granello di quella sabbia raccoglierà il sudore, le speranze e le lacrime di ogni membro della famiglia.


Quelle della sabbia non sono le uniche vignette in primo piano del libro: mentre la maggior parte della storia viene rappresentata con strisce tradizionali, alcune tavole hanno il compito di portare la nostra attenzione proprio dentro un dettaglio. Accade così quando viene riportata la planimetria di ogni singolo piano della casa oppure ogni singolo passo di un inseguimento notturno (sulla spiaggia, ovviamente) oppure ancora lettere e fotografie che arrivano da altri spazi e tempi. Il modo in cui l’autore gioca con le strisce (alcune più strette, altre spaiate, altre a tutta pagina), le proporzioni e le vignette esalta armoniosamente il minimalismo dei tratti e dei dialoghi: conosciamo tutte le emozioni che provano i personaggi (anche le più intense) ma nessuna di queste è debordante, impariamo ad ascoltare i tormenti o le imprese di ogni anima ma è sempre un particolare (gocce di sudore, rotondità degli occhi, rughe, monosillabi) a raccontarci il grado di intensità con cui questi vengono vissuti.


In un momento molto particolare della nostra storia, in cui tante persone fanno fatica a leggere (me compresa) ma soprattutto in cui il nostro sguardo si rivolge per forza di cose di più verso noi stessi, le relazioni che abbiamo con le persone più care e gli spazi in cui queste relazioni vengono vissute, leggere questo graphic novel è stato un respiro (forse dovuto anche all’accesso sull’oceano, non lo escludo). Che sia americana, italiana o russa, la famiglia (e il suo grado di infelicità o disfunzionalità o traumi) è forse l’unica trama che non ti delude davvero mai: se ti va male rivedi qualcosa della tua; se ti va bene la tua non ti sembra poi così inespugnabile e complicata. E in questo caso sono certa che vi andrà bene.


PS: un grazie speciale a Sara della Libreria Therese che non solo mi ha consigliato questo tomone ma me lo ha anche recapitato a domicilio.